venerdì 2 maggio 2008

emigrazione

Non è che io impazzisca alla ricerca della novità, ovviamente benvenga, ma sono abbastanza elitario da sapere che, su questo fronte, la pazienza è d'obbligo. Non credo all'adagio che non c'è più niente all'altezza del passato. Ma a quello che in ogni epoca la merda sopravanza la roba bona 200 a 1 si.
Ovviamente questo, considerato che sono vorace, ha delle ricadute sulla struttura stessa della realtà.
Quindi quando l'ermi ha riportato, senza neanche accorgersene, la versione de l'espresso con il primo di tre del cofanetto antologico di Domenico Modugno ho pensato che potevo anche completarlo.
Ovviamente non mi metterò a fare il saccente su sta roba. Modugno è un po' un'icona, ma di un genere che non incontra, se non occasionalmente, il mio gusto.
Infatti alcune di quete canzoni mi fanno rabbrividire. Vuoi per il maschilismo di un'epoca, vuoi per l'orchestrazione sanremese (io del resto sono tra i pochi terrestri a non apprezzare il sempreverde volare).
Lo spaccato della società che ne viene fuori, però, è illuminante, a volte più di un film del neo-realismo. Certo "musetto" agghiaccia. Ma "io, mammeta e tu"? Inoltre è interessante la canzone dialettale. Noi siamo abituati a pensare alla riscoperta degli anni 70. Il resto è una nozione accessoria, appena teorica. A massimo abbiamo sentito "lu pisce spada".
Beh, questi sono testi.
C'è, cmq, un che di drammatico e duro in molte di queste canzoni, non la roba gne gne che siamo abituati ad ascoltare in radio e tv. Anche questa è, per lo più, una nozione. Ragione per ascoltare.
Senza arrivare ai livelli di "stasera pago io" magari.
Io, però, di Modugno da piccolo apprezzavo gli sceneggiati tv.
Cirano ho imparato ad amarlo nella sua versione. Poi ho saputo che era un personaggio letterario ispirato alle "vere" gesta di un tizio vero.
Ma, ovviamente, ciò che ha segnato la mia infanzia (come quella della Barbara, mi dice) è "Scaramouche", in una replica, visto che è del 65.
"L'avventura" era uno dei nostri pezzi preferiti (lo dicevo io ce dovevamo avere qualcosa in comune, io e te, babi).
Ovviamente adoro Malarazza (che in realtà è di Lorenzo Vigo, o almeno lo pubblicò) ma a cui Modugno aggiunse il ritornello "ti lamenti, ma che ti lamenti..." e in molti sappiamo che ci sono sue canzoni di impegno sociale, che parlano di emigrazione. "amara terra mia" la conoscono tutti. Ok, bella. Ma più sopra, più tardi, metto il testo di "non piangere Maria" (che ovviamente non ho trovato su yutube).
Essendo un nome diffuso in tutto il mediterraneo e in Europa, basta tradurre, in qualche lingua, e la canzone resta drammaticamente attuale. Basta cambiare una parola, una sola.
Alcuni testi erano piuttosto deflagranti. O almeno lo sembravano, dovrò leggere qualcosa sull'effetto che ha provocato "l'anniversario" ad esempio.
Alla fin fine un acquisto saggio. Non posso dire di aver scoperto qualche canzone che non conoscevo (e ci mancherebbe, in un'antologia dell'espresso sarebbe più facile trovare una moneta d'oro), ma di sicuro ho delle versioni di cose che è giusto avere.

5 commenti:

Barbara ha detto...

qualcuno mi dovrà spiegare come mai il 1 maggio sono stata un'ora a cercare l'avventura di modugno su youtube con tutte le chiavi di ricerca possibile e non ho trovato una mazza... e invece eccola là. che bello!

giuseppe ha detto...

l'avranno inserita dopo ;-))

zambrius ha detto...

Ma piange il telefono c'è nella raccolta dell'espresso?

Barbara ha detto...

C'è. Io ascoltandola in macchina di Pupi ho realizzato di saperla ancora a memoria. E ho ricordato che, oltre al 45 giri con in copertina Modugno stesso e Francesca Guadagno, avevo anche la maglietta di piange il telefono. Cioè, già la canzone è di una tristezza unica, ma come vogliamo definire il relativo merchandising?

giuseppe ha detto...

Avevi comperato la maglietta.
Ovviamente non ti odio abbastanza da dare definizione dei gadget.