mercoledì 27 febbraio 2008

aida

Mitologia a parte stiamo parlando dell'album di Rino Gaetano.

Faccio due o tre digressioni, tanto per la chiacchiera.
Ho messo a bagno il contenitore di palissandro per il mate. Mi tocca farlo ogni volta, sennò si spacca.
Poco pratico. Intanto ho messo su lo yogi te, adesso all'equoesolidale lo chiamano infuso di spezie. Mi fa un sacco neolingua, ma nelle fasi iniziali. Speriamo bene.
Poi, visto che non è prescritto ma a me va, ho messo nella prima tazza un cucchiaino di miele. Sull'etichetta c'è scritto che coltivano la biodiversità, che garantiscono la tracciabilità del prodotto e che non ha subito procedimenti termici di conservazione. Sarà, a me, per essere febbraio, sembra troppo fluido.
Il miele dei miei, de 'sti tempi, ce voleva il piccone per inciderlo. Sarà l'effetto serra.

fine digressione.

Nei tardi tempi FGCI frequentavamo un tizio che sonava la chitarra, bene.
Diceva di essere stato musicista di studio con Rino Gaetano, durante le prime fasi dell'incisione del suo ultimo album, quello poco più che cominciato prima della morte.
Io, in realtà non ci ho mai creduto, un po' perché è troppo perfetta per essere creduta un po' perché ho delle remore verso la merda di riflesso.
Essere musicista di studio di Rino Gaetano appena prima che muoia è troppa merda. Per entrambi, in effetti. Però ha organizzato due o tre edizioni del festival rock mascianese, il che è più di quanto molti possano dire.

Fatto sta che, vera o falsa, sta cosa l'ho sempre considerata un mito. Fosse un aneddoto o una palla, la narrazione, come Ente, non può che godere di un evento del genere.
Fatto sta che anche Rino Gaetano, come credo per parecchi di quelli della mia generazione, era un mito.
Che Frankie sia andato a s.remo per me non è uno scandalo, perché un bel giullare della canzone, un giorno venne a prendere noi neo adolescenti postinfanti nell'orgia dell'iniquità musicale.
Fra i pupi e i cantori vari dell'amore adeguato alla bisogna (omodonnamissionariacornettoognitanto) piombò un tizio che cantò di Gianna.
Lo amai subito e per sempre.
Era intelligente, giocoso. Suonava robba bona e saltava sul palco, non faceva gesti ampi con le braccia attaccate ad un corpo immobile.
Insomma, era vivo.
Da allora in poi ogni volta che ho ascoltato un suo pezzo ho provato un brivido.
Quando, pochi anni fa, è stato riscoperto ho provato un sentimento ambiguo. Da una parte c'era un "stronzetti, da mo che lo ascolto", dall'altra un "ma come ho potuto permettere che venisse dimenticato?".
Punto.
L'album è grande. Non avrei ne potrei avere la freddezza di commentarlo oggettivamente.


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