mercoledì 6 febbraio 2008

fanteria dello spazio

Ho rivisto il film.
Che Paul Verhoeven non sia un gran regista non ci voglio io a scoprirlo e il film un po' ne soffre.
Su questo film e sul romanzo al quale è ispirato se ne sono dette di tutti i colori.
Visto che
Robert Heinlein è stato di volta in volta tacciato di fascismo, comunismo, fanatismo religioso, ateismo e pippe varie tagliamo corto. Era un autore interessato a dipingere società credibili e coerenti nelle quali far muovere i suoi personaggi per parlare delle tematiche che l'interessavano. Per far agire degli individui in condizioni estreme nelle quali potessero tirar fuori il meglio di loro stessi. Il meglio nella situazione data, certo.
Ora, Rico, ancor più nel film che nel romanzo, è un ragazzo indeciso, che prende decisioni socialmente determinate per ragioni piuttosto sciocche (conflitto generazionale, desiderio di seguire l'amata, roba così) e non è mosso da nessuno spirito bellicista o fanatismo, almeno fino a quando le condizioni della guerra non portano allo sterminio della sua famiglia.
Il romanzo era stato scritto prima dell'intervento statunitense nel Vietnam ed è sorprendente il fatto che sia il casus belli (abbastanza discutibile e per niente accertato, anzi, ancor più nel romanzo che nel film quasi sicuramente un incidente) che la situazione di sostanziale dominio delle gerarchie militari sulla società (negli Stati Uniti per lo più ideologica, in clima di guerra fredda, sulla Terra del romanzo un dominio vero e proprio con tanto di cittadinanza piena acquisita solo prestando servizio militare) rispecchino fortemente la verità storica.
Sorprendente almeno per chi considera la fantascienza come un genere d'evasione col quale svagarsi per qualche minuto, confondendolo di fatto con l'intimismo d'accatto dei vari romanzetti rosa.
Ora, l'autore invece è uno dei primi e più significativi esponenti di quella che è stata etichettata come la scuola sociologica e benché le etichette servano, per lo più, a mascherare la sostanziale superficialità di chi le usa nascondono anche, spesso, qualcosa d'altro.
In questo caso nascondono il fatto che in quel periodo c'era un numero cospicuo di autori che scrivevano fantascienza scrivendo della società del loro tempo, puntando lenti su singoli aspetti, su contraddizioni, pericoli ecc.
La società fortemente militarizzata della guerra fredda, le gerarchie militari convinte che la soluzione ad ogni problema sia un attacco deciso contro il nemico, il comunismo, facilmente individuabile sotto la struttura sociale ad alveare degli "scarafaggi".
Di questo parla il romanzo, non di un'utopia militarista auspicabile per il futuro. Questa è una cosa di cui parla spesso anche certo romanzo "realista", qualche "fiction" pseudo-storica su questo o quel presidente, non è una novità. Lo era al tempo, però.
Quanto al film, non è che sia sta gran cosa, anche la propaganda bellica sa un po' troppo di spot della coca cola, ma il regista afferma che il film è una critica all'attuale società americana e alla politica degli Stati Uniti, che «hanno la tendenza a usare il potere e la violenza contro tutti gli obiettivi». Le dinamiche individuali sono ben delineate, gli effetti speciali piuttosto buoni, in fin dei conti un'occhiata se la merita.

1 commento:

giuseppe ha detto...

aggiungo questa citazione, come commento

« Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un'invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente.
La specializzazione va bene per gli insetti »
Robert A. Heinlein,